REFRAIN

Intonando un gioco di parole “un refrain” per descrivere l’essere mutevole, l’enigma sfuggente a logiche e definizioni.

Fissare, guardare, “essere visti”: E’ come un “rituale partecipato”, dove qualcun “altro” da noi a noi, cattura l’immagine/storia e ne sviluppa la narrazione.

𝚛𝚎𝚏𝚛𝚊𝚒𝚗

(𝚕𝚎 𝚓𝚎𝚞 𝚍𝚎 𝚕𝚊 𝚌𝚕𝚘𝚌𝚑𝚎 𝚍𝚎 𝚕𝚊 𝚖𝚘𝚛𝚝)

𝙻𝚊 𝚌𝚊𝚖𝚙𝚊𝚗𝚊 𝚏𝚊 𝚍𝚒𝚗 𝚍𝚘𝚗 𝚒𝚕 𝚖𝚒𝚘 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚊 𝚌𝚑𝚒 𝚍𝚊𝚛𝚘̀
𝟷 𝟻 𝟽 𝟿 𝚜𝚎  𝚗𝚘𝚗 𝚌𝚘𝚗𝚝𝚒 𝚙𝚎𝚛𝚍𝚒 𝚘 𝚖𝚞𝚘𝚛𝚒.
𝙴’ 𝚒𝚕 𝚝𝚞𝚘 𝚝𝚞𝚛𝚗𝚘 𝚕𝚊𝚗𝚌𝚒𝚊 𝚒𝚕 𝚜𝚊𝚜𝚜𝚘
𝙶𝚒𝚘𝚌𝚊 𝚟𝚒𝚟𝚒 𝚎 𝚝𝚒𝚎𝚗𝚒 𝚒𝚕 𝚙𝚊𝚜𝚜𝚘.
𝙻𝚊 𝚌𝚊𝚖𝚙𝚊𝚗𝚊 𝚏𝚊 𝚍𝚒𝚗 𝚍𝚘𝚗…𝚒𝚕 𝚖𝚒𝚘 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚊 𝚌𝚑𝚒 𝚍𝚊𝚛𝚘̀
𝟷 𝟻 𝟽 𝟿 𝚜𝚎  𝚗𝚘𝚗 𝚌𝚘𝚗𝚝𝚒 𝚙𝚎𝚛𝚍𝚒 𝚘 𝚖𝚞𝚘𝚛𝚒.

*

Flies / less skin

Flies (less skin) © 2021

Protagonista della piece performativa, è un personaggio immaginario in mutazione, dalle sembianze di un’eroina uscita da un film di fantascienza degli anni ’60 /’70, ricoperto di corazze e stratificazioni epiteliali dotate di vie sensoriali alternative, che sviluppa un’avversione per l’ambiente naturale e sociale. Questo stato confusionale lo condurrà a una crisi d’identità più profonda.

“La capacità di restare dentro questa pelle fatta di squame una muta di sopravvivenza…con questa pelle non si sente quasi più nulla.”

“La possibilità di rinascere dalle proprie fragilità…consegnandosi
all’amore, che ti strappa la pelle”

Una tensione opposta, determinata da desideri contrastanti, ha generato un cortocircuito della volontà:

< trovare una via d’uscita, come farebbe un insetto rimasto imprigionato fra le mura di un’abitazione, o lasciarsi andare alla paralisi della volontà e del libero arbitrio? >

Nelle situazioni più estreme, che modificano in qualche modo la nostra idea di progresso, inteso anche come passo, ritmo, mood, avviene che la nostra parte più istintiva prenda il sopravvento.
Qualcuno preferisce non osservare – osservarsi, per timore di non riconoscersi, di subire il giudizio esterno, perdere i riferimenti che rappresentano la nostra comfort zone.

Taluni invece, vivono il travaglio della mutazione e del cambiamento che ne segue, senza compromessi, correndo anche il rischio di divenire voce fuori dal coro, quindi aliena. Ipnotizzante e positivamente angosciante, fa pensare all’incertezza del futuro della specie umana. Siamo arrivati ad un momento cruciale?

Diventeremo macchine, o vincerà la natura umana di chi non vuole arrendersi? Mentre mi dibatto fra queste polarità estreme, muto giorno dopo giorno la mia pelle in corazza ma divengo anche consapevole di perderla. Ricercando una rinnovata umanità.

(F.B.)

The protagonist of the performative piece is an imaginary character in mutation, with the appearance of a heroine out of a science fiction film of the 60s / 70s, covered with armor and epithelial stratifications endowed with alternative sensory pathways, who develops an aversion to natural and social environment. This confusion will lead him to a deeper identity crisis. “The ability to stay inside this skin made of silent survival scales … with this skin you hardly feel anything anymore.” “The possibility of being reborn from one’s frailties … surrendering oneself to love, which tears your skin”

An opposite tension, satisfied by conflicting desires, has generated a short-circuit of the will: to find a way out, as would an insect imprisoned within the walls of a house, or to let oneself go to the paralysis of the will and free will? In the most extreme situations, which in some way modify our idea of ​​progress, also understood as pace, rhythm, mood, it happens that our most instinctive part takes over. Someone prefers not to observe – to observe oneself, for fear of not recognizing oneself, immediately the external judgment, losing the references that say our comfort zone. Some, on the other hand, experience the travail of mutation and the change that follows, without compromise, also running the risk of coming out of the chorus, alien. Mesmerizing and positively distressing, it suggests the uncertainty of the future of the human species. Have we arrived at a crucial moment? Will we become machines, or will the human nature of those who do not want to surrender win? As I struggle between these extreme polarities, I change my skin into armor day after day but I also become aware of losing it. Seeking a renewed humanity.

"Functional mind
Functional body
Unknown system
Survey method "
Francesca Bonfatti_ Flies (less skin) © 2021
Francesca Bonfatti_ Flies (less skin) © 2021

Mosche…Niente di personale se vengo da Marte (cap.II)

“Mosche….Niente di personale se vengo da Marte” © 2020

SEGUI il progetto su artconnect:

https://www.artconnect.com/francesca-bonfatti/portfolio

Selezionare il campo visivo.

Non guardare.

E’ un essere infelice.

Educazione infettiva.

Non toccare.

Non ti invischiare.

Le mosche si posano ovunque.

.

.

.

(Ma si lasciano avvicinare

hanno ali argentee ricamate)

anima di un animale

Arterie

Inciampavo sulle betulle

Ieri era sempre l’ultimo giorno e l’ultimo addio…”

Neroluce2019

Crudele sorte quella di chi, per attraversare il mare della vita, deve solcare l’asfalto.”


5+5 saranno sempre le tue mani.
Il delitto perfetto è vivere
occultando le prove.

Il suo no tuo nò nella stanza.
La predi letta, la figlia a lungo at(te) sa.
Quel giorno però era stato il suono ad entrare nella stanza.
La vide di spalle seduta al piano che intonava una triste melodia.
Era la prima volta che la vedeva suonare. Senza neppure voltarsi la richiamò a sé.
Riprese con rapidi solfeggi scuotendo l’aria con le mani, senza tempo, mentre la voce accompagnava la musica con la narrazione della sua vita.
Un sentimento profondo e misterioso intrecciava le nostre esistenze, l’ una ancora inconsapevole del futuro che l’attendeva e l’avrebbe raggiunta, l’altra rassegnata per un passato tiranno che le aveva strappato l’infanzia e le sue a(spira)zioni.
Fu così che, chiusi gli occhi, mi lasciai trasportare dalle note, nel sogno di un’esistenza incompiuta.
L’anima sa.
Era Il suo, un istinto infallibile per la cura e la conoscenza dell’animo umano…
Si fece a un tratto lontana, irraggiungibile. Poi, con voce calma, esclamò:
“Forse nella prossima vita studierò Freud.”


			

Di vaghe mancanze in vaghe vacanze…

“Da un diario di viaggio di incerte destinazioni”

Gelidelune

Riapre dopo i miei lock (up and down)  la nuova stagione qui sul mio blog,  ma siamo veramente  open? E di quale stagione parlo?
L’unica certezza (senza tempo) è l’ ARTE!
Quanto tempo… Usa bene il tempo… Non ricordo il tempo… Ne avrai il tempo ?(?)?
Tempo. Perché di spazio ne è rimasto veramente e (specific)atamente poco, ma Arte e Tempo in sovrabbondanza.
Spazi chiusi che riaprono spazi dischiusi, spazi del Tempo.

Tutto sembra iniziare e finire e coincidere con la medesima sincronicità   nell’immaginario collettivo_ privato del suo spazio.

Anno 2020  (hashtag) il Tempo.
Forse un giorno torneremo da questo viaggio senza andata e di esso,  come nella perdita di qualcosa che non abbiamo mai vissuto, non se ne conserverà  memoria.

Photo courtesy of Massimo, 2020

Ritorno. Senza andata.

Terzo ritorno.
Essere Visti

Secondo ritorno.
Vite iniettive / Injective Screw 

Primo ritorno.
Cercare Cercarsi

Essere Visti

Anno 2010_screenshot “ferma immagine…”

Ri tornare su un’ opera “quasi metafisica” che coincide esattamente con il punto di partenza, mi riconduce alla sensazione di perdita e sospensione provata nei mesi appena passati.

Lo scorrere del tempo, scandito da rituali che atttaversano il mondo, congelato in questo spazio,  privato e “privato”.

Intonando un semplice gioco di parole ” un refrain” per descrivere l’essere mutevole, l’enigma sfuggente a logiche e definizioni (come il volto mutevole dell’epidemia),  parole ed immagini  si rincorrono senza sosta, anche se poi “tutto appare” nella sua illusoria fissità.

Fissare, fermare, guardare: “essere visti”: E’  come un “rituale partecipato”,  dove qualcun “altro” da noi a noi, cattura l’ immagine / storia  e ne sviluppa la narrazione.

Anno 2020…
Nulla si arresta. tutto Muta!

Hide and reveal_2011

Essere Visti.
Essere.
Nessun grado di vanità.
Nessun principio di determinazione.

Osservare crea.

Essere osservati
Ci rende impre vedibili.

Non osserviamo la natura in sé, bensì la natura sottoposta al nostro metodo di indagine.
(Werner Heisenberg)

Spazio intimo di fuga e attesa
attimo flagrante in sospeso divenire
paura di essere con fine.
Fine.

Spazio che si rivela
spazio aperto
affollamento dove ognuno
si cerca per gioco
ma non si trova.
Ritrova.

Un posto dove nascondersi
e trascorrere il tempo.
Essere visti attraverso altro
nel luogo scelto per nascondersi
e rivelare se stessi,
cercando un nuovo orizzonte psichico
da conoscere ed esplorare. 

Cercare Cercarsi / Chercher se Chercher

Il video CERCARE CERCARSI è ispirato alla poesia di Gabriele Dannunzio “La Pioggia nel pineto”, in particolare è un richiamo e un’ eco al misterioso, delicato, mutevole universo femminile e al suo sentire. Oggi, così come ieri, la donna è quell’ universo inesplicabile che possiamo decifrare solo se lo accostiamo al linguaggio della poesia: alla musicalità dei suoi versi liberi e sciolti , ai ritmi cadenzati, agli accenti dissonanti, alla complessità metrica, alle ardite metafore. 

L’artista si immerge in un serrato monologo, con la natura che la circonda. Al di là dello schermo, lo spettatore è evocato e di conseguenza incluso come la controparte, mai neutrale.

Come in un gioco di specchi, forse l’illusione di cui ci parla il poeta è quella di poter raggiungere ed afferrare l’essenza del divino nell’ umano, l’amore e la bellezza nella natura, l’eternità nella vita.

Il Video inedito, è stato presentato al pubblico al CINÉMA LE CRATÈRE durante la proiezione dei Video selezionati, in occasione del 23me Traverse Vidéo e come parte di un’ installazione multimediale al PRÉP’ART, a Tolosa.

Cercare Cercarsi s’inspire d’un poème de Gabriele D’Annunzio, réinterprété en images en mouvement et un texte original.

Plus particulièrement, ce sont un appel et un écho à l’univers mystérieux, délicat et changeant de l’univers féminin et à ses sentiments. S’y relate, à travers des vers perdus, la recherche de la nature changeante d’une femme qui s’immerge elle-même dans un monologue serré, avec la nature environnante. En effet « hors cadre », le spectateur est évoqué et ainsi inclus comme contrepoint, absolument pas neutre.

The video Cercare Cercarsi, is inspired by a famous poem by the poet Gabriele Dannunzio, here reinterpreted through moving images and an original text.

In particular it is a call and an echo to the mysterious delicate and changing feminine universe and to its feeling. It’s narrates, through the use of loose verses, the search for the essence of the changing nature of a woman, who immerses herself in a tight monologue, with the nature that surrounds her. Beyond the screen, the viewer is evoked and consequently included as a counterpart, never neutral at all.

Ecoute pour t'écouter
chercher et chercher soi-même
123456789 Celui qui est là qui n'est pas là n'y est jamais allé
jeter la pierre dans le puits ou on vous trouvera
qui sait où qui sait où
respirer respirer
Ecoute pour t'écouter
chercher et chercher soi-même
Qui est la?
Quelqu'un est-il là?
Soupirs...


Ascoltare ascoltarsi 
cercare cercarsi
123456789 Chi c'è c'è chi non c'è non c'è non c'è mai stato
getta il sasso nel pozzo o sarai ritrovato
chissà dove chissà dov'è
Prendi fiato prendi fiato
Ascoltare ascoltarsi 
cercare cercarsi 
Chi c'è chi c'è? 
C’è chi c’è?
Sospiri…
(Rip.)
Cercare Cercarsi Year of completion: 2019 Duration: 03:22

32e Festival Les Instants Vidéo 

Effondrements / Soulèvements

Prossimamente il mio video “L’ inventario” farà parte della rassegna dei video in proiezione a Milano, selezionati nell’ambito del 32° Festival Les Istant Vidéo a cura di Marc Mercier.

L’appuntamento è dall’ 8 al 28 novembre alla Galleria [.BOX] Videoart project space, e sarà trasmesso da VisualcontainerTV International Videoart WebTV, in un programma condiviso in occasione del vernissage del Festival.

Selezione Video

White Walls (15’ – 2017) / Alessandro Sedda (Italia)

a memoria de un oído (The Memory of an Ear) (3’ – 2018) / Úrsula San Cristóbal (Spagna)

Did you know? (7’46 – 2018) / Lynn Kim (USA)

I is Another (3’ 53 – 2018) / Ioustini Eloul (Grecia)

L’inventario (3’41 – 2017) / Francesca Bonfatti (Italia)

Public Intimacy (3’59 – 2019) / Úrsula San Cristóbal (Cile – Spagna)

The Birder (4’ – 2018) / Grace Schwindt (GB)

The chaos theory (3’40 – 2018) / Fran Orallo (Scozia)

In between (6’25 – 2018) / Sahar El Echi (Tunisia)

Object Lessons (9’08 – 2019) / Thomas Kyhn Rovsing Hjørnet (Danimarca)

Your body must be heard (10’07 – 2018) / Özlem Sariyildiz (Turchia)

Info:

Instants Vidéo Il festival: http://www.instantsvideo.com/

[.BOX] Videoart project space: http://www.dotbox.it/main/

Il Festival Les Instants Vidéo ha base dal 1988 a Marsiglia (Francia), ed è tra i festival più innovativi del panorama mondiale dedicato alle arti video, digitali e poetiche

la 32sima edizione del festival Les Instants Vidéo ha sede a Marsiglia (Friche la Belle de Mai) e interviene sia in luoghi dedicati all’arte contemporanea che al cinema, ma non solo. Oltre alla Friche la Belle de Mai, saranno proposte proiezioni e mostre nelle Gallerie popolari ed effimere di SARA e ADPEI, nell’hotel Le Ryad e al Videodrome 2. Il festival sarà presente anche all’Ecole Supérieure d ‘ Art d’Aix-enProvence, presso l’ xBox Gallery di Milano e per un mese sul WEB TV (Visual Container). Infine visiterà l’Etiopia su invito dell’AVIS (Addis Video Art Festival) ad Addis Abeba.

 

Estratto del Catalogo 32e Les Instant Vidéo, 2019