La mia azione è l’azione di nessuno

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“Perchè pensare il movimento non è diventare movimento.”

(The company, R. Altman)

Ho pensato molto più spesso a quello che non é che a quello che é la mia arte. la mia arte in assoluto non é:

CONCETTUALE.

Nella mia città, nel web, in Italia, nei paesi occidentali e spero non in qualche altro angolo sperduto sulla terra… Prolificano artisti conceptual – concept – conc’é (!)

Io no. piuttosto rein(vento) me stessa.

Questo proliferare di conceptuals mi ha fatto seriamente riflettere sull’intenzione (prima) e la funzione (poi) che stanno dietro al mio fare artistico ma anche più in generale, al concepimento di ogni atto quotidiano.
Creare, per me, è un meccanismo utile e funzionale declinabile a moltissimi aspetti della vita umana, un bisogno istintivo di ricerca e scoperta dell’irrazionale che ci circonda e che ci compenetra nella più assoluta e dissoluta anarchia d’intenti, senza la pretesa di farsi speculazione, ergo pensiero.

Preferisco definirmi una body functional artist o human functional artist e dedicarmi allo studio del funzionamento umano – dell’essere umano nel significato biologico del termine – e delle sue funzioni vitali riferite al presente; essere presente a me stessa e presente al tempo attraverso l’azione del corpo, concentrata sulle sue sensazioni, svincolata dal pensiero e dalla sua azione disgregante.

A tal proposito mi é piaciuta molto la schematizzazione della differenza tra
mente funzionale e mente concettuale che riporto di seguito:

– mente concettuale: abitudine al giudizio e al controllo, dialogo interno.

– mente funzionale: silenzio interiore, stato di flusso, stato di coerenza cardiaco, stato animico, stato d’amore, stato ludico, azione automatica, assenza di sforzo, presenza mentale, qui ed ora, coinvolgimento totale.

(La coscienza parla, Ramesh S. Balseker)

imageCalligrafie di uno sguardo, 2017

                 Gestural ghosts, 2016

 

imageGestural ghosts, 2016

 

Vorrei che la mia arte fosse suppellettile da arredamento.

Pura forma.

Semplice esistenza.

Creare come Necessità di vita.

Nutrimento dello spirito.

Appagamento per il corpo.

Visione amplificata.

Funzione vitale

Narrazione.

Incidente

Scintilla

Incendio

Esplosione

*

I want a body

“Io vorrei un corpo d’acciaio e un cuore di rame e un cervello di vetro. Per guardarci dentro e capire com’è che non è mai in sintonia con il suo ospite…”

(Agota Kristof)

 

mani croce.jpg

 Con_ fini_ gesti_ mute_ azioni_ Gelidelune 2016

 

 Con_ fini_ gesti_ mute_ azioni_ Gelidelune 2016

 

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 Con_ fini_ gesti_ mute_ azioni_ Gelidelune 2016

 

*

Queste mani non perdono piume

 le hanno inchiodate su f (ala) ngi di carne ed ossa

conficcate ad armature corrose dalla ruggine del tempo

centri (fughe) di arti  amputati fantasmi gestuali

che sovrimpressionano nel ritmico coagulo del battito

 la lastra consumata della vita.

Forse è per questo motivo che il sangue trasfuso

ha il sapore di un chiodo?


Nasco (sta) tra parola e immagine 

Alla ricerca di un punto di equilibrio di un precario baricentro spingo l’ incessante ricerca delle mie possibili trasformazioni. Mutazioni che non smettono di dialogare con i miei silenzi. Monologhi interiori tra la me e le altre sue parti.

“Le me” lasciate, dimenticate, ricordate, soffocate. Le me (morie). 

 

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Lacerate acque
Voci che mi chiamano
Le senti le grida gracide ?
Gratitudini ?

Metto la biacca una passata o due uniforma la superficie
Tutto già scritto tutto da riscrivere
Ogni domanda.
Era planare l’utero?
C’erano doglie alla soglia del paradiso?

© Gelidelune 2015

 

 

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Amara mi svegliavo ogni mattina.
Mi assaggiavo controvoglia.
Il sapore della giornata lo pregustavo dall’alba
era il vizio delle cose che non puoi condividere o spacciare.
Nessuno le vuole provare.

© Gelidelune 2015

 

 

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Deve proprio passare sopra il mio cadavere

e fermarsi qui a far esercizi di autopsia?
Sarà breve. Conterò. Al mio tre spingi.

Ero ugualmente assopita trascinavo gesti lenti pesanti parole nuotavano contro corrente per riscendere giù per l’esofago.

Tre non può bastare devono passarci due mani e due piedi!

La compagnia di un disprassico sarebbe stata di gran lunga auspicabile e più fruttuosa di questa leziosa lezione di economia domestica.

© Gelidelune 2015

 

 

 

Non possiamo lavare via tutto…

In questi giorni è in mostra al Museo internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori di Abano Terme la mia installazione site – specific “Non possiamo lavare via tutto”, una delle 15 opere selezionate per re-interpretare il patrimonio della famiglia Sartori, attraverso due appuntamenti e due eventi distinti: Emulate #1 ed Emulate #2.

Ispirata alla simbologia della maschera Erinni, l’opera è un’ istallazione – micro narra azione , che si sviluppa come una confessione personale, resa nella  forma di testo e immagini.

Le immagini sono autoritratti e personificano   le Dee demoniache, come la parte dell’anima ferita mortalmente dalle violenze subite, che appaiono anch’esse sbiadite e lenite appunto solo apparentemente, poiché  emblematiche di una giustizia morale che troppo spesso resta, prima del crimine stesso,  disattesa.

Il filo conduttore di ogni testo è “l’apparenza” come testimonianza, prova inconfutabile ed evidenza, raccolta di prove e pensieri; tutto ciò che esprime e regola un codice morale umano condiviso alla luce che, attraverso il linguaggio mediato delle immagini (del  corpo  del volto e dell’azione rituale)  è manifestazione e interpretazione della giustizia con i suoi diversi e molteplici volti e mascheramenti, il suo percorso accidentale ad esito casuale.

Il corpus del progetto è costituito da:  un’ opera autobiografica realizzata attraverso 6 self portrait che in successione narrano allo spettatore  “mutando sembianze ed espressioni” la propria storia in tre atti (di perdono di vendetta di giustizia);

ed un   collages fotografico, che si compone di di 48 stampe (in B/N)  di un testo con caratteristiche di monologo “illeggibile”, come se fosse stato bagnato e quindi sbiadito dall’azione dissolvente dell’acqua.

La superficie “a specchio” scura e al tempo stesso  riflettente del mosaico è metafora di un profondo “pozzo  della coscienza”, da cui affiorano come “maschere spettrali” i sei ritratti (trasfigurati intimamente dall’azione incessante e spietata della violenza subita) che qui, prendono parte ad un’ azione corale agita sul piano della forma e del contenuto.

Infatti, parti  del testo  della tragedia si fondono con frammenti mnemonici che ri- emergono come racconto,  flash back di un vissuto incancellabile.  Le due narrazioni sono fuori fuoco e sbiadite come per effetto di inchiostro su carta bagnata, che dilata e disperde la scrittura.

Credo e lo dimostro con ostinazione nella mia vita e nella mia arte che,  un’artista ha il dovere di mostrare e portare alla luce le cicatrici più profonde e remote dell’anima e del corpo . Penso che lo dovremmo fare tutti.  Nel tempo, mutano i segni e la fisionomia del  dolore nei nostri corpi; Possiamo ricomporre una storia persino riscriverla o tentare di cancellarne la memoria, nel tentativo di lavar via ogni sua macchia, rispecchiarci nelle sofferenze trasudanti dal pozzo della nostra coscienza che urla e sprofondarci dentro, oppure… accogliere il dolore e  lo sporco che resta  di ciò che è stato lavato via.

La realizzazione di  quest’opera ha rappresentato per me l’opportunità  di raccontare e tradurre  in parole ed immagini,  utilizzando simultaneamente due binari linguistici, una “tragedia” personale, con la responsabilità e l’impegno  propri di chi attribuisce all’operazione  artistica un valore di portata universale.

Non possiamo lavare via tutto…

 

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Installazione micro_narra_ azione “Non possiamo lavare via tutto..” 2015 Foresteria Callegaris Arquá Petrarca, Padova

Reliquiae

imagePhotosinthesis_Reliquiae 2015

“E’ l’alternativa superstiziosa piuttosto che magica, bianca anziché nera…”

[ Francesco Orlando, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti, Einaudi, Torino 1993 ]

Reliquiae nasce per amore. Per amore del bianco. Per amore della carta e delle cose spoglie. Nude. Sepolte.

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Photosinthesis_Reliquiae_particolare 2015

Il bianco devo dire mi ha sempre fatto una grande impressione, tutte le cose bianche, lenzuola, pareti e così via, anche i fiori, ma solo il bianco, il pensiero del bianco e nulla più.
“Da un’opera abbandonata”
Samuel Beckett

 La serie di scatti che danno vita al progetto sono stati realizzati durante la misurazione del mio corpo (in scala reale) su assemblage di fogli che dovevano ospitare la sagoma della mia “Assenza”1.

Trasferire un corpo: l’atto di riscrivere la sua combinazione segreta e di im – primere come un bassorilievo la sua materia vivente tra e nelle pieghe delle sue vesti im – mortali.

1) Assenze: ciclo di opere a tecnica mista realizzate dall’artista Giandomenico Paglia

Project: Francesca Bonfatti & Giandomenico Paglia