SCRATCH (born to be alive!)

scratch21 copia

Scratch

Il mio nuovo video è nato e potrei finalmente esclamare: “Nato vivo”!
Nasce dal pesto buio di giorni di un tempo andato perduto, ma che resta come un segno indelebile dell’anima.
È oscurità e luce. Come i passaggi della mia vita e delle sue inesorabili trasformazioni.

Così come La mia arte (è) la mia vita, un’ unica – confusa – fragile – intensa – sconvolgente dis – umana calamità; le mie cicatrici mi ricordano che sono sopravvissuta alla mia “natura” al limite stesso del mio essere al mondo, etichettato fin dal suo primo vagito: “Nata viva.”

Nata – Viva, mentre tutto pre – annunciava la lotta titanica tra tenebre e luce che il destino mi avrebbe riservato.

Allora come oggi vivo e creo come se fossi nata e sopravvissuta attraverso questo inganno, morte dopo morte.

Come in ogni mio lavoro anche qui mi racconterò, attraverso le “trasformazioni” che le avverse vicissitudini hanno silentemente ed incessantemente determinato nel corso del tempo.

Per risparmiare alla lettura di questo lavoro ogni qual genere di fraintendimento avrò cura di anticipare che, attraverso i movimenti ed i gesti del mio corpo non parlo di ali o svolazzi di farfalle né di eterne gestazioni o di mute epiteliali. La superficie non mi interessa, Per me l’arte che imita la natura è un aneddoto che scade nell’obsoleto inganno.
Io non potrei… perché sarebbe tradire la natura “umana” e il senso del suo destino.

“L’origine del gesto negato” ha piani ed esiti altri.” È’ essa il seme che genera il frutto della contraddizione originale.
Così volare é un precipitare, comparire é sparire, muoversi é agitare il sommerso, strappare è lasciar affiorare ancora e ancora dal profondo le radici spezzate.

Le sequenze video scorrono nella cornice di uno spazio di presenza personale privato, in cui azioni mute e laceranti – come passaggi necessari o soglie di trasformazione – al limite dell’ esalazione – tentano di oltrepassare il limite della natura stessa del dolore. Debellarne come un morbo la sua “imperitura memoria.”

P.S. Mentre scrivevo del video, non avevo ancora ascoltato il pezzo graffiante di sottofondo che questa notte hai creato per me. Ora l’ho fatto…! ❤

 

*

Posso udire lo strappo,
rabbia e amore, passione e pietà.
E quando il distacco si è improvvisamente compiuto
– o quando non ne colgo più il suono –
allora il silenzio è ancora più terribile
perché c’é solo follia intorno a me,
la follia delle cose strappate,
che si strappano dal di dentro,
radici che si lacerano a vicenda
per crescere separatamente,
lo sforzo compiuto per conseguire l’unità.
(Anaïs Nin)

 

P R O P H E C Y I

1538935_942400509157850_4678846140268408143_n

Prophecy_ Post fata resurgo_ © Gelidelune 2015

“Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente.

Il poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi.”

( A. Rimbaud )

“Poi ho capito che il futuro era stato un suggerimento di forme, suoni e parole partito da molto lontano, ed era tutto già contenuto all’interno di quell’imbuto.

La storia che racconto è una profezia che si è avverata.”

“Ho visto il mio corpo mutare, le mie cellule degenerano.

Ho visualizzato la forma dell’imbuto rovesciato.

La mano si è spostata per effetto di un impulso su un seno.

Mi sono salvata. Ogni parte di me sa.”

Prophecy , è un lavoro di forte impronta sperimentale che, partendo da complessi e sottili meccanismi mnemonici e percettivi , esplora le soglie dell’inconscio e delle sue peculiari attività, in un procedimento affine alle tecniche psicanalitiche di regressione (scrittura automatica, registrazione del libero flusso del pensiero, ecc.,) ma anche attingendo alla dimensione artistica e al processo creativo come processo introspettivo e percorso di riappropriazione di una piena consapevolezza di sè.

È una ricerca che scava nella sfera più intima (psicologica e spirituale), una sorta di auto – ipnosi regressiva che recupera in un viaggio a ritroso della memoria – da un tempo più remoto – gli indizi ed i segni che hanno svelato il futuro come profezie, preannunciando un destino che possiamo ancora cambiare.
Forse, la conoscenza è la facoltà di tornare al punto di partenza di noi stessi “all’origine” (di ) e (in ) una forma, che seppur predefinita ed immutabile può un giorno avere essa stessa il potere di mutare il mondo e il corso della nostra vita.

Il progetto multimediale è composto da: Video installazioni  sonore interattive, Micro narrazioni multimediali,  Esercizi di poesia visiva.

Presente.

Capire. Capire il senso di questo spaccato di presente.

essere presente al tempo.

La forma.

Era un imbuto rovesciato la forma che ignara di ogni mia futura intenzione passavo da una mano all’altra quando ero  bambina. L’imbuto giallo quello dove i travasi riescono se lo spazio del foro dove inserire 13 millimetri del suo lungo collo non è un dettaglio trascurabile. Ieri ho capito che le cose erano lì con una forma per ragioni di circostanza “non apparenti”.

L’imbuto era la forma del pensiero che avrei plasmato per predire il mio futuro.

to be continued….

SCRATCH

S.T

SCRATCH_ “Muti_L’Azione”_ Gelidelune  2015

 

 

Una selezione delle frame del Video_ Gelidelune 2015

 

 

Progetto Photo – Video “Scratch” (II ciclo), strappare – sgraffiare  via (Sè) come – mutilazione d’atto negato – l’impossibilità di eliminare le cicatrici celate.

 

Le  foto del progetto del  “I ciclo della serie Scratch it all away”_ Gelidelune 2011

“Grattare via la superficie delle cose per lasciare affiorare il tempo della sofferenza che permane nell’anima.”

(Gelidelune)

 

 

Non posso lavare via tutto
Non posso desiderare che vada via tutto
Non posso piangere via tutto
Non posso grattare via tutto…

Sibylle Baier

Oggi vorrei dedicare uno spazio speciale ad una mia “amica segreta” e “sconosciuta” fino a non molto tempo fa: l’artista e cantante tedesca folk “Sibylle Baier.”

Se potessi contare le non poche (vi assicuro) ore di lavoro trascorse davanti al monitor durante le lunghissime e masochistiche sedute di elaborazione e trasformazione delle mie foto direi senza esitazione alcuna che sì, é lei… la musica, l’anestetico a tanta fatica, ed il mio sistema di riferimento di misura ideale del tempo…la musica che ascolto. Vorrei dare spazio qui ai brani che amo di più della cantante – autrice, per le atmosfere musicali sofisticate e un po’ malinconiche tipiche degli anni ’70, interpretate dalle sfumature di una voce incantatrice che sa parlare all’anima. Come una Sibilla.

Per chi volesse sapere di più di questa meravigliosa musa segnalo:

L’articolo che la tratteggia in tutto il suo “incanto”

http://carteggiletterari.org/2015/10/01/sibylle-baier-colour-green-impressioni-di-giampaolo-de-pietro/

La recensione dell’album Colour Green (1973-2006) su onda rock :
http://www.ondarock.it/recensioni/2006_baier.htm

La sua apparizione in “Alice in the Cities” nel film di (Wim Wenders 1974):

(L A T I) TUDES (S I D E) RAL

image

Esistono luoghi oscuri del nostro essere “incerti dove” in cui il tempo sembra scorrere in maniera diversa; siamo consapevoli di essere come i due “lati” di una stessa medaglia, motori a due tempi ove coesistono dimensioni note ed ignote.

Questo è un lavoro sul tempo e le sue mute (azioni) delle sue trasformazioni invisibili – orchestrate insieme da sistemi di riferimento differenti che si completano: il tempo (solare) e il tempo (siderale). Il primo, quello più usuale con il quale misuriamo convenzionalmente il trascorrere delle nostre vite, il nostro passaggio terreno – dalla nascita alla morte – e, il così detto “tempo stellare” o siderale, un tempo (interiore) che scorre più velocemente e che ci ricorda che oltre ad essere organismi animali con corpi fatti di carne ed ossa, siamo anche corpi celesti, corpi di luce che si muovono e si trasformano in armonia con l’Universo.

 

Read More