Functional mind+Functional body

Estranei a noi stessi in corpi estranei

Il nostro corpo è un sistema integrato funzionale alla sopravvivenza, talvolta percepito come estraneo e dotato di un linguaggio autonomo. Probabilmente il nostro corpo è la dimora più evoluta e sofisticata che abitiamo. Il cuore del suo funzionamento mutevole, è custodito da sempre nella memoria del nostro DNA.

Il tema del Corpo in mutazione (muta azione) si sviluppa come un postulatum filosofico, con l’unica funzione di descrivere ed accogliere i segnali intermittenti che esso ci invia e, attraverso i quali si manifesta la vita segreta della mente. I cicli di opere presentati, sono un estratto del percorso di sperimentazione formale e concettuale fin qui realizzato: I ask my body to, Phosphorescence,The body of things broken, Corpi mutanti, Morphosis, Absence, Elle apparaît, L’Inventario del corpo onomatopeico, Less skin (meno pelle)

I seguenti cicli di opere sono l’uno il continuum dell’altro, in quanto appartengono al medesimo campo semantico d’indagine: “Il Corpo come confine.”

Come luogo di raccoglimento e silenzio, punto zero di ogni inizio, il Corpo è il tempio che racchiude presente e passato, cela indizi e pre – visioni del futuro, conserva memorie individuali e collettive che si intrecciano o si spezzano.

Al di là e al di qua di quel punto, iniziano finiscono e convergono queste immagini e la questa storia di chi le ha create.

Mét(amor)ph Vertical

Con questa serie affronto il tema della perdita di sé e della rinascita che ne segue. Anche in questi scatti vi è un’interazione reciproca tra linguaggio del corpo e linguaggio verbale attraverso i versi poetici e le immagini, come ricerca di equilibrio interiore e formale.

Nella serie fotografica “Il Corpo delle cose spezzate”, entrano in relazione diverse tematiche: quella del doppio come ulteriore stadio di coscienza e conoscenza di sé, la forma, l’intero e le sue parti.
Si sviluppa come narrazione un evento personale compiutamente rielaborato e rivissuto, tra parole ed immagini: E’ una meta – storia e una meta – morfosi.

“La via del corpo “

In assenza di gravità come sulla luna
ci sono parti di me possibilità
che prendono il controllo.
Libere
Ridisegnano percorsi
Mutano
Forma e direzione
Sviano deviano
Legano slegano
Imparano la nuova via del corpo.
Il mio essere è un’anomala assenza di gravità.

“Noi siamo del mondo e non semplicemente in esso: anche noi siamo apparenze, proprio in virtù del nostro arrivare e partire, apparire e scomparire; e sebbene provenienti da nessun luogo giungiamo equipaggiati di tutto punto per far fronte a qualunque cosa ci appaia, e prendere parte al teatro del mondo”.

(Hannah Arendt, “La vita della mente”)

Il prossimo ciclo di opere dal titolo Absence (Mutation), è stato presentato alla mostra “In Absentia”,alla XII edizione di Paratissima, presso Torino Esposizioni.

Nell’estratto che segue la definizione di Assenza, oltre la soglia della fisicità e dell’apparenza.

” L’assenza è per definizione mancanza, lontananza, ma non per questo privazione di contenuti e significato. In una società in cui immagini spersonalizzate e nudità sono all’ordine del giorno e dove la mercificazione del corpo si ripropone quotidianamente in ogni possibile forma, diventa urgente andare oltre l’apparenza. La smaterializzazione della fisicità e del dato tangibile spinge a superare la soglia dell’esteriorità. Il corpo perde la sua forma ma, lasciando anche solo alcune tracce, non smette di essere presente nel desiderio, nel ricordo, nel lutto o nella specificità di ogni individuo. L’assenza del corpo non equivale alla mancanza della persona, ma al contrario rende la sua presenza più intima e ragionata, pertanto più forte e significativa.”

(A cura di Laura Bianchessi & Stefania Valleise)