Flies / less skin

Flies (less skin) © 2021

Protagonista della piece performativa, è un personaggio immaginario in mutazione, dalle sembianze di un’eroina uscita da un film di fantascienza degli anni ’60 /’70, ricoperto di corazze e stratificazioni epiteliali dotate di vie sensoriali alternative, che sviluppa un’avversione per l’ambiente naturale e sociale. Questo stato confusionale lo condurrà a una crisi d’identità più profonda.

“La capacità di restare dentro questa pelle fatta di squame una muta di sopravvivenza…con questa pelle non si sente quasi più nulla.”

“La possibilità di rinascere dalle proprie fragilità…consegnandosi
all’amore, che ti strappa la pelle”

Una tensione opposta, determinata da desideri contrastanti, ha generato un cortocircuito della volontà:

< trovare una via d’uscita, come farebbe un insetto rimasto imprigionato fra le mura di un’abitazione, o lasciarsi andare alla paralisi della volontà e del libero arbitrio? >

Nelle situazioni più estreme, che modificano in qualche modo la nostra idea di progresso, inteso anche come passo, ritmo, mood, avviene che la nostra parte più istintiva prenda il sopravvento.
Qualcuno preferisce non osservare – osservarsi, per timore di non riconoscersi, di subire il giudizio esterno, perdere i riferimenti che rappresentano la nostra comfort zone.

Taluni invece, vivono il travaglio della mutazione e del cambiamento che ne segue, senza compromessi, correndo anche il rischio di divenire voce fuori dal coro, quindi aliena. Ipnotizzante e positivamente angosciante, fa pensare all’incertezza del futuro della specie umana. Siamo arrivati ad un momento cruciale?

Diventeremo macchine, o vincerà la natura umana di chi non vuole arrendersi? Mentre mi dibatto fra queste polarità estreme, muto giorno dopo giorno la mia pelle in corazza ma divengo anche consapevole di perderla. Ricercando una rinnovata umanità.

(F.B.)

The protagonist of the performative piece is an imaginary character in mutation, with the appearance of a heroine out of a science fiction film of the 60s / 70s, covered with armor and epithelial stratifications endowed with alternative sensory pathways, who develops an aversion to natural and social environment. This confusion will lead him to a deeper identity crisis. “The ability to stay inside this skin made of silent survival scales … with this skin you hardly feel anything anymore.” “The possibility of being reborn from one’s frailties … surrendering oneself to love, which tears your skin”

An opposite tension, satisfied by conflicting desires, has generated a short-circuit of the will: to find a way out, as would an insect imprisoned within the walls of a house, or to let oneself go to the paralysis of the will and free will? In the most extreme situations, which in some way modify our idea of ​​progress, also understood as pace, rhythm, mood, it happens that our most instinctive part takes over. Someone prefers not to observe – to observe oneself, for fear of not recognizing oneself, immediately the external judgment, losing the references that say our comfort zone. Some, on the other hand, experience the travail of mutation and the change that follows, without compromise, also running the risk of coming out of the chorus, alien. Mesmerizing and positively distressing, it suggests the uncertainty of the future of the human species. Have we arrived at a crucial moment? Will we become machines, or will the human nature of those who do not want to surrender win? As I struggle between these extreme polarities, I change my skin into armor day after day but I also become aware of losing it. Seeking a renewed humanity.

"Functional mind
Functional body
Unknown system
Survey method "
Francesca Bonfatti_ Flies (less skin) © 2021
Francesca Bonfatti_ Flies (less skin) © 2021

La mia azione è l’azione di nessuno

#functionalbodyart#functionalbodyart#functionalbodyart##functionalbodyart#

“Perchè pensare il movimento non è diventare movimento.”

(The company, R. Altman)

Ho pensato molto più spesso a quello che non é che a quello che é la mia arte. la mia arte in assoluto non é:

CONCETTUALE.

Nella mia città, nel web, in Italia, nei paesi occidentali e spero non in qualche altro angolo sperduto sulla terra… Prolificano artisti conceptual – concept – conc’é (!)

Io no. piuttosto rein(vento) me stessa.

Questo proliferare di conceptuals mi ha fatto seriamente riflettere sull’intenzione (prima) e la funzione (poi) che stanno dietro al mio fare artistico ma anche più in generale, al concepimento di ogni atto quotidiano.
Creare, per me, è un meccanismo utile e funzionale declinabile a moltissimi aspetti della vita umana, un bisogno istintivo di ricerca e scoperta dell’irrazionale che ci circonda e che ci compenetra nella più assoluta e dissoluta anarchia d’intenti, senza la pretesa di farsi speculazione, ergo pensiero.

Preferisco definirmi una body functional artist o human functional artist e dedicarmi allo studio del funzionamento umano – dell’essere umano nel significato biologico del termine – e delle sue funzioni vitali riferite al presente; essere presente a me stessa e presente al tempo attraverso l’azione del corpo, concentrata sulle sue sensazioni, svincolata dal pensiero e dalla sua azione disgregante.

A tal proposito mi é piaciuta molto la schematizzazione della differenza tra
mente funzionale e mente concettuale che riporto di seguito:

– mente concettuale: abitudine al giudizio e al controllo, dialogo interno.

– mente funzionale: silenzio interiore, stato di flusso, stato di coerenza cardiaco, stato animico, stato d’amore, stato ludico, azione automatica, assenza di sforzo, presenza mentale, qui ed ora, coinvolgimento totale.

(La coscienza parla, Ramesh S. Balseker)

imageCalligrafie di uno sguardo, 2017

                 Gestural ghosts, 2016

 

imageGestural ghosts, 2016

 

Vorrei che la mia arte fosse suppellettile da arredamento.

Pura forma.

Semplice esistenza.

Creare come Necessità di vita.

Nutrimento dello spirito.

Appagamento per il corpo.

Visione amplificata.

Funzione vitale

Narrazione.

Incidente

Scintilla

Incendio

Esplosione

*